La genetica del vino

Tante volte usiamo parole che portano in sé il significato profondo di un istante, o la sintesi perfetta di tutto quello che siamo, sempre o solo ora.

Dovremmo sceglierle con cura le parole, perché hanno importanza per chi le sente, ma soprattutto per chi le ascolta.

Spesso usiamo la parola “istinto” per farci vanto di seguire quello che la nostra forza interiore ci comanda. Altre volte, la stessa parola porta con sé la conseguenza di qualcosa che non ha ragione, e alla ragione si contrappone.

In realtà, andando all’origine del termine, vediamo che l’istinto è “l’impulso, la tendenza innata che provoca negli animali e nell’uomo comportamenti che consistono in risposte o reazioni caratteristiche, sostanzialmente fisse e immediate, a determinate situazioni; in particolare, nell’uomo, ogni propensione naturale che, anche in contrasto con la ragione, spinga gli individui a compiere atti o a seguire determinati comportamenti”.

Eccola, la definizione che delinea la personalità di Marco. Istinto, nel senso riuscito e perfetto del termine.

Giovane vignaiolo piemontese, barba folta che lo contraddistingue, sguardo attento, aspetto burbero che tradisce un atteggiamento e una propensione gentili.

Consapevole, sveglio, pronto. Vigila sulla vigna, segue la cantina, gestisce e si occupa di tutto quello che il lavoro di campagna richiede, e fa tutto seguendo l’istinto. Anzi, fa di più, supera l’impulso e mette l’istinto a servizio della buona riuscita delle cose.

Perché le cose da fare sono tante: portare avanti la storia vinicola della famiglia, cercando di far tesoro delle cose fatte in passato ma senza chiudersi al presente e alle potenzialità odierne; riuscire a creare un’identità, e rimanere fedeli al proprio cammino; coniugare il lavoro con la famiglia ed essere presente nella crescita dei due piccoli di casa.

L’istinto lo guida nelle decisioni, nelle scelte, nelle risposte che a volte arrivano persino prima di riuscire a formularle. Ma quello stesso istinto è completato dalla volontà di portare a termine le cose, e farle bene. E allora quella risposta veloce, quell’impulso istintivo si distende, e diventa voglia di ascoltare, confrontarsi, raccontarsi, con la disponibilità e l’umiltà che in realtà solo i saggi hanno.

Naturalmente, anche le bottiglie sono l’esempio perfetto di quello che Marco racchiude in sè: lo spumante dal nome Sei tremenda parla di un carattere indomabile; come il Nebbiolo Testanvisca, che fotografa un momento acceso e appassionato. E tutte e due sono in realtà la dedica ai suoi figli, Elisabetta e Riccardo: piccoli esempi di quella congenita spinta interna, istintiva ed immediata, che poi con l’esperienza diventerà capacità di crescere, maturare, e diventare adulti, grandi nell’età e soprattutto nell’animo.

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